TASHI DELEK
"Tashi delek!" è il saluto Tibetano consueto, che può essere tradotto
"Lieta benignità" (a te). Sono graditi suggerimenti e correzioni.)


La voce dei Tibetani in rete: tibet.net
tibet.net è un sito uffciale, presentato dal Dalai Lama, dove i Tibetani
possono scambiarsi parole, suggerimenti, pensieri, nella loro lingua, il tibetano.
E a salutare i suoi connazionali dispersi per il mondo è lo stesso Dalai Lama.
Un messaggio inviato a tutto il mondo, nella sua lingua, ma anche in cinese
e in inglese. L'iniziativa di avviare il sito è partita dal Tibetan Computer
Resource, il centro informatico del governo tibetano in esilio.
"Il servizio di e-mail chiamato Tibet Mail - scrive il Dalai Lama - potrà permettere
a tutte le persone disperse per il mondo di comunicare nel linguaggio tibetano".
"Con la continua proliferazione di siti Internet sul Tibet - scrive il Dalai Lama -
la mia speranza è che nel cyberspazio possa essere creata una comunità virtuale,
accessibile a chiunque sia interessato al buddhismo tibetano, alla cultura tibetana
e al presente e tragico destino del Tibet".
da LA REPUBBLICA
Il suo è quasi un sigillo di garanzia.
questa iniziativa è che il sito "parla" cinese. "Noi - scrive il Dalai Lama - abbiamo
fatto un grande sforzo affinché i giovani cinesi conoscessero la versione tibetana
della nostra storia, quella che gli è stata negata nella loro patria.
Spero che i nostri fratelli e sorelle cinesi visitino in futuro il sito e cerchino di
comprendere la nostra storia, dal nostro punto di vista".
'THE BLUES'

David Katzenstein/Sony Music, from PBS
"The Blues," a seven-part PBS series masterminded by Martin Scorsese,
traces the genre's long path from Africa to the suburbs.
A History, an Homage
By ELVIS MITCHELL
New York Times - 27 Settembre 2003
Le trombe hanno bisogno di mani
Le trombe hanno bisogno di mani.
La lussuria ha bisogno di mani.
Anche i morbidi vasi di Tiffany, gli iridescenti,
hanno bisogno di mani.
La cera, i detriti, i decreti, le chiavi
hanno bisogno di mani.
I cartelli che voi inalberate
contro noi, contro tutto, hanno bisogno di mani.
La vecchiezza ha bisogno di un groppo di mani,
e i congedi, congegni squamosi di lacrime,
esigono sempre stantuffi di mani,
piccoli scialli di diafane dita.
Mani che smaniano, mani irriducibili,
mani offese da guanti, mani flaccide:
infrenabili trottole, nibbi,
e un giorno teatralmente ghiacce.
Angelo Maria Ripellino - da Notizie dal diluvio
Dichiarazione di Sua Santità il Dalai Lama 10 marzo 2003
In occasione del 44° anniversario del giorno dell'insurrezione nazionale tibetana.

Voglio esprimere i miei più sinceri ringraziamenti ai miei compatrioti in Tibet e in esilio e a tutti i nostri amici nel mondo in occasione del quarantaquattresimo anniversario dell'insurrezzione del popolo tibetano del 1959. Mentre ci sono positivi sviluppi riguardo alla situazione del problema tibetano, continuiamo ad essere preoccupati per la continua marginalizzazione dei tibetani nel loro stesso Paese e dalle azioni cinesi per quanto riguarda i diritti umani e la libertà religiosa del popolo tibetano. [...]
E' necessario riconoscere che la battaglia per la libertà tibetana non riguarda la mia posizione personale e la mia condizione.
All'inizio del 1969 dissi chiaramente che deve essere il popolo tibetano a decidere se la centenaria istituzione del Dalai Lama debba continuare o no. Nel 1992, in una dichiarazione ufficiale, affermai chiaramente che se potremo tornare in Tibet con un certo grado di libertà io non svolgerò alcun ruolo in un futuro governo tibetano e non ricoprirò alcuna carica politca. Comunque, come ho affermato più volte, fino al termine dei miei giorni, rimarrò fedele alla promozione dei valori umani e dell'armonia religiosa. Ho anche detto che l'amministrazione tibetana in esilio sarà sciolta e che i tibetani in Tibet dovranno avere le maggiori responsabilità nel governo tibetano. Da sempre credo che il Tibet del futuro dovrà avere una forma di governo laica e democratica. Quindi non c'è alcun motivo per affermare che siamo animati dalla volontà di restaurare l'antico sistema sociale tibetano. Nessun tibetano, in esilio o in Tibet, vuole restaurare l'obsoleto sistema sociale del vecchio Tibet. Al contrario, abbiamo iniziato il processo di democratizzazione della nostra comunità tibetana non appena giunti in esilio. Processo che è culminato nel 2001 con la diretta elezione della nostra leadership politica. Siamo decisi a intraprendere con forza tutte le azioni necessarie per promuovere ulteriormente i valori democratici presso il popolo tibetano.
All'inizio degli anni settanta, dopo essermi consultato con alcuni miei esperiti funzionari, presi la decisione di risolvere il problema tibetano attraverso la "Via di Mezzo", via che non prevede l'indipendenza e la separazione del Tibet ma nello stesso tempo chiede l'effettiva autonomia per i sei milioni di donne e uomini che si considerano tibetani e la possibilità di preservare la loro distinta identità, di promuovere la loro tradizione religiosa e culturale basata su di una filosfia che, nonostante sia antica di secoli, può essere di grande beneficio ancora oggi, e di proteggere il delicato ecosistema dell'altopiano del Tibet. Questo approccio potrà contribuire alla stessa unità della Repubblica Popolare Cinese. Io rimango fedele a questo approccio realistico e pragmatico e continuerò a fare ogni possibile sforzo per raggiungere una soluzione accettabile per entrambe le parti.
Oggi siamo tutti interdipendenti e dobbiamo coesistere su questo piccolo pianeta. Dunque l'unico modo sensibile e intelligente per risolvere le controversie, tra individui, popoli o nazioni, è attraverso una cultura del dialogo e della non violenza. Poiché la nostra lotta si basa sulla verità, la giustizia, la non violenza, e non è diretta contro la Cina, abbiamo potuto ricevere la crescente simpatia e l'aiuto della comunità internazionale compreso quello di alcuni cittadini cinesi. Voglio esprimere il mio apprezzamento e la mia gratitudine per questa importante solidarietà. Voglio anche esprimere ancora una volta, a nome di tutti i tibetani, il nostro apprezzamento e la nostra immensa gratitudine al popolo e al governo dell'India per la loro continua e costante generosità e per il loro appoggio.
Rendo infine omaggio a tutti quei coraggiosi tibetani, uomini e donne, che sono morti per la causa della nostra libertà e prego per una rapida fine delle sofferenze del nostro popolo.
Oggi ho chiesto la cittadinanza Tibetana
CITTADINANZA TIBETANA
Per tutti gli amici e i sostenitori del TIBET
Sul sito del Partito Radicale Transnazionale c'è un'iniziativa del
gruppo France-Tibet che vi invitiamo a sottoscrivere e a
pubblicizzare tra i vostri amici e conoscenti per ottenere simbolicamente
il passaporto tibetano.
Durante una conversazione con il Primo Ministro in esilio, Ven.Samdhong Rimpoce, gli
amici francesi gli hanno proposto di valutare la possibilità di concedere la cittadinanza ai
sostenitori del Tibet che ne avessero fatto richiesta. La sua prima esigenza è stata di sapere
quanti avrebbero potuto intraprendere un' azione cosi forte a sostegno dei tibetani.
Il numero di richiedenti dovrà essere così significativo da indurre il Governo Tibetano a
dirsi favorevole e la comunità internazionale potrebbe non rimanere insensibile ad un'azione
di questo tipo ...neanche il governo di Pechino. E' evidente che con questa azione, per ora
simbolica, non si rinuncia alla propria nazionalità di origine. Se i tibetani decideranno che
questa ennesima campagna è di beneficio, tutti i richiedenti ne saranno informati- ad oggi
siamo circa 7800-
Sta a ciascuno di noi fare di questa iniziativa un successo, aderendo e girando questa mail
a più persone possibili.
Per aderire basta collegarsi al sito: www.tibetan-passport.fr.st/ ;
cliccando su "online form to fill now" comparirà un modulo da compilare e spedire,
immediatamnte sarete registrati.
Questa proposta, che ritengo molto forte e civile, l'ho trovata nel sito:
referente ai diritti umani per il Tibet.

Protector of Tibet
TARA BIANCA

L’energia positiva di Tara
Tara Bianca: Tara appare in molte forme e colori, ma più frequenti sono "Tara Verde" e "Tara Bianca". Tara Bianca si riconosce dal colore, gli occhi sulle palme delle sue mani, inoltre siede su un fuore di loto. Tara Verde siede con una gamba sporgente.
Nell'angolo in alto a sinistra c'è il Bodhisatva della compassione, Chenrezi. Nell'angolo in alto a destra c'è il Bodhisatva della saggezza, Manjusri. Nel mezzo c'è il Buddha di lunga vita, Amitayus. Nell'angolo in basso a sinistra c'è la Bodhisatva di lunga vita,Ushnishavijaya. Nall'angolo in basso a destra c'è il Bodhisatva della potenza, Vajrapani.
Tara, considerata la madre di tutti i Buddha, rappresenta l’energia femminile. Figura nata in ambito induista, fu inserita nella tradizione buddhista, come molti altri culti, solo molto tempo dopo la morte del Buddha storico. Questa divinità è molto importante non solo in Tibet ma anche in Cina e in Giappone, dove è diventata una delle più popolari.
Il culto di Tara, giunto in Tibet verso il 300 a.C., venne ripreso intorno al 1100, e a partire da questo momento ebbe grande rilievo, in quanto Tara è considerata un Bodhisattva trascendente.
Il nome Tara (in tibetano Dölma) significa in sanscrito ‘Stella’. La radice sanscrita tr significa ‘fare’, ‘attraversare’, quindi Tara è ‘colei che fa attraversare’, ‘colei che fa giungere all’altra riva’, ovvero la riva posta al di là dell’oceano delle esistenze. Tara è quindi colei che ci porta al di là del ciclo esistenziale, attraversando il percorso samsarico e superando tutti gli stati condizionati dell’esistenza.
Tara è la consorte di Avalokitesvara, il Bodhisattva della compassione. La leggenda vuole che sia nata da una lacrima di compassione di questo Bodhisattva: la lacrima cadde in un lago e ne uscì Tara, che aiuta tutti a vincere la sofferenza.
Il re del Tibet Songtsen Gampo, vissuto fra il 600 ed il 700 d. C., aveva sposato due mogli, rispettivamente di origine nepalese e cinese, che la tradizione considera due espressioni di Tara: la sposa nepalese è la Tara verde, quella cinese la Tara bianca

TARA VERDE
Tara Verde, la salvatrice incomparabile,
la "stella" che indica la via.
I Buddhisti la venerano come protettrice da tutti i pericoli.
Rappresenta l'energia attiva della compassione.
La mano destra aperta in basso è simbolo di garanzia,
la sinistra, aperta in alto, ha un gesto di incoraggiamento.
ACMEN e SEPTIMIUS

F. Leighton
XLV. Acme
Settimio tenendo in braccio Acme
suo amore"Acme mia, dice,
se non ti amo perdutamente e non son pronto
poi ad amarti continuamente per tutti gli anni,
quanto è possibile addirittura morirne,
solo in Libia o nella bruciata India
andrò contro ad un azzurro leone"
Come disse così, Amore starnutì a sinistra
un'approvazione come prima a destra.
Ma Acme flettendo legermente la testa
e baciate le ebbrie pupille del dolce
fanciullo con quella bocca purpurea,
"Sì, dice, Settimiuccio mia vita,
a quest'unico padrone serviamo,
perché un molto maggiore e forte
fuoco mi brucia nelle tenere midolla"
Come disse così, Amore starnutì a sinistra
un'approvazione come prima a destra.
Ora partiti da un buon auspicio
con mutui affetti amano e son amati.
Settimio poveretto preferisce l'unica
Acme alle Sirie e Britannie:
fedele al solo Settimio Acme
offre delizia e piacere.
Chi vide qualche uomo più felice,
chi (vide) una Venere più beneaugurante?
Catullo
NELLE LONTANANZE ABISSALI DELLO SPAZIO
NASA/Associated Press
Da THE NEW YORK TIMES - 12 SETTEMBRE 2003
NELLE PROFONDITA' DEL MARE
FONTI RIBOLLENTI DI VITA STESSA

Emory Kristoff/ National Geographic
Una bocca fumante nel Pacifico a poca distanza dalla costa del Messico, a circa un miglio e mezzo sotto la superficie. By WILLIAM J. BROAD
Ciò che è cominciato come un'intuizione ora sta illuminando le origini della vita. [...]
da THE NEW YORK TIMES - 12 SETTEMBRE 2003
11 SETTEMBRE 1973 - CILE - 11 SETTEMBRE 2001 - STATI UNITI
La lezione del Cile, la lezione delle Torri
di Ariel Dorfman
Qui non può succedere. Trent’anni fa, questo era ciò che gridavamo, che cantavamo per le strade di Santiago del Cile. [...] Nonostante tutto ciò, quello che nemmeno potevamo pensare, accadde. L’11 settembre 1973, i militari cileni fecero cadere il governo costituzionale di Salvador Allende che, per la prima volta, stava provando a costruire il socialismo con mezzi elettorali e pacifici. Quel giorno, il bombardamento del nostro Palazzo Presidenziale segnò l’inizio di una dittatura che sarebbe durata 17 anni e la cui eredità , ancora oggi, anche dopo aver recuperato la nostra democrazia, corrode il mio Paese. [...]
... come fu possibile che quel mio Paese così integro abbia partorito una delle peggiori tirannie dell’America Latina, tristemente celebre per i suoi regimi assassini? E, senza dubbio, la domanda più cruciale: perché tanti cileni, padroni di una democrazia vigorosa, permisero che in loro nome uno Stato portasse a compimento le più maligne vessazioni? Perché non protestarono per quello che succedeva nelle cantine e nelle mansarde senza misericordia della città ? Perché finsero di non sapere delle torture, dei massacri e delle sparizioni? E, la questione finale, la più dolorosa: qualcosa di simile potrebbe ripetersi nelle nostre democrazie contemporanee, apparentemente stabili? [...]
A trent’anni dal golpe, questa è la lezione che il Cile ci spinge a imparare, soprattutto se prendiamo in esame la sequenza dell’altro 11 settembre, quel giorno del 2001, quando la morte, ancora una volta, è caduta dal cielo e, ancora una volta, migliaia di civili innocenti sono stati annichiliti, ferendo - quella volta- non un Paese lontano i cui dolori ed errori l’umanità poteva scordare, ma la potenza più forte del pianeta.
Non può rallegrarci quel che è successo nei due anni trascorsi dagli attacchi contro New York e Washington.
Nel sacro nome della sicurezza e come parte di una guerra contro il terrorismo incessantemente monopolizzata e usata dal governo di Bush, molti vantaggi di cui godevano i cittadini nordamericani (senza parlare di quelli che, in Usa, non sono nemmeno cittadini) si sono nei fatti ristretti. La situazione, fuori dagli Stati Uniti, è peggiorata visto che questa battaglia sempiterna contro i fanatici fondamentalisti è servita come scusa per limitare, in tutto il mondo, i diritti di molte società , tanto democratiche come autoritarie.
Anche in Afghanistan e in Iraq - i due Paesi «salvati» dagli Stati Uniti e adesso liberi dalle mostruose autocrazie che li malgovernavano, ci sono segnali allarmanti sulle violazioni dei diritti umani perpetrate dalle forze d’occupazione: tornano i vecchi posti di blocco, civili innocenti sono morti, le donne vedono i loro uomini sparire senza lasciar traccia come nei peggiori momenti della dittatura.
Non sto suggerendo che gli Stati Uniti e i suoi alleati si stiano trasformando in un gigantesco Stato poliziesco simile a quello che strangolò il Cile per tanti anni. Ma il nostro dolore sarebbe stato vano se oggi, in altre zone del mondo, non notassimo il profondo significato di quella stessa catastrofe che il popolo cileno iniziò a soffrire trent’anni fa.
Anche noi pensavamo, anche noi gridavamo, anche noi lanciavamo le nostre certezze a tutto il pianeta. Qui, una cosa del genere, non può succedere.
Anche noi pensavamo, in quelle strade non troppo lontane di Santiago, che potessimo chiudere gli occhi per non vedere il terrore che ci attendeva nelle interminabili notti del futuro.
da L'UNITA' - traduzione di Leonardo Sacchetti
Ariel Dorfman è uno scrittore cileno.
Serenità di cristallo per la notte
"Crystal Sanctuary"
by Gilbert Williams
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The Repatriation Collection is maintained at the Tibet House Cultural Center Museum, which, in Tibetan tradition, has a shrine room connected to its gallery, with several commissioned sacred art works. Here Shakyamuni sits at the moment of enlightenment, making the earth-witness gesture, with an aura of jeweled flames. |
IO NON SONO D' ACCORDO CON IL PRIMO MINISTRO
Il premier: "La gente è con me. Non faccio caso alle critiche" (La Repubblica - 10.09.2003)
ROMA - E' sicuro di interpretare quello che pensa "la gente". Anche se così facendo, spesso, incappa in gaffe e frasi infelici. Ma, giura, "io non sono un politico". E di quel mondo e dei suoi rituali sa di essere un corpo "estraneo". Silvio Berlusconi lo spiega così il suo agire quotidiano. Le critiche davanti alle sue uscite e le sue irritualità non lo toccano. Quel che conta, assicura il premier è il giudizio della "gente". E lui, sostiene, dice "le stesse cose che dice la gente". In pratica le per giustificare l'uscita del premier sui "giudici matti". Parole che provocarono le secca reazione del Colle. "Sono così sicuro di me stesso, di quel che ho fatto, che non ho certo stesse parole usate dal portavoce forzista, Sandro Bondi cadute di umore a seguito di critiche infondate...". Il premier replica così a chi gli chiede se non si senta in difficoltà per le critiche nei suoi confronti anche a livello europeo. Durante la conferenza stampa congiunta con il premier danese Rasmussen (quello della battuta sulla presunta relazione tra la moglie del premier e Massimo Cacciari ndr), ripete un concetto a lui caro"Sono così sicuro di me stesso, di quel che ho fatto, che non ho certo cadute di umore a seguito di critiche infondate...". Il premier replica così a chi gli chiede se non si senta in difficoltà per le critiche nei suoi confronti anche a livello europeo. Durante la conferenza stampa congiunta con il premier danese Rasmussen (quello della battuta sulla presunta relazione tra la moglie del premier e Massimo Cacciari ndr), ripete un concetto a lui caro: "Io sono estraneo alla politica anche se questo non significa essere anti-politico". "Significa piuttosto che ho dei comportamenti che sono estranei alla politica, come, per esempio, quando dico certe verità , dico le cose che pensa la gente. Mi diverto a suscitare delle reazioni e non ho motivo alcuno per cambiare. Continuo ad essere me stesso".
Berlusconi e Rasmussen
E' in vena di battute il premier. Facendo un chiaro riferimento alle recenti dichiarazioni dell'ex Capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro (che lo aveva accostato a Mussolini), il premier scherza: "Attenti, sono il duce...". E poco prima che un giornalista italiano formulasse una domanda, sempre sorridendo, il presidente del Consiglio aveva aggiunto: "E' già tanto se ti rimane la cittadinanza italiana...".
LA GENTE: nell'accezione usata da Berlusconi, "gente" indica un generico gruppo di persone in numero imprecisato. Il popolo Italiano non è "la gente". Inoltre "gente" non significa "totalità o maggioranza", quindi chi parla di "gente" per supportare le proprie idee bara al gioco. "Quando dice certe verità " il primo ministro dice quello che pensa lui e un imprecisato numero di persone non identificabili.
"SONO COSI' SICURO DI ME STESSO ...": stendo un velo pietoso su questa affermazione così perentoria e implacabile, preferisco non rischiare.
MI DIVERTO A SUSCITARE DELLE REAZIONI ... : Il compito di Silvio Berlusconi non è divertirsi in vario modo, ma governare e governare in nome di tutti i cittadini e le cittadine Italiane, non solo di coloro che hanno votato per lui. Quasi ogni volta, dopo aver detto quello che pensa, è costretto a dire che non è stato capito o che intendeva scherzare. Dimentica chenella battuta scherzosa c'è sempre una rivelazione del vero pensiero dell'individuo/a, rivelazione che spesso emerge fuori controllo.
Nigeria: l’udienza di appello per il caso di
Amina Lawal si terrà il 25 Settembre
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Il verdetto del processo d'appello per Amina Lawal, condannata alla lapidazione per avere avuto un figlio fuori del matrimonio, è stato aggiornato al 25 settembre, ha deciso la corte d'appello di Katsina (nord della Nigeria). Il 25 settembre è la data in cui il precedente processo aveva fissato l'esecuzione della donna.
Amnesty International ritiene che il diritto di Amina Lawal ad una rappresentanza legale, ad un processo giusto e al diritto all’appello al momento siano garantiti. Amina Lawal non è in stato di detenzione e ha un’eccellente rappresentanza legale. È aiutata da una coalizione di gruppi di donne nigeriane e gruppi dei diritti umani, con cui Amnesty International è a stretto contatto. Purtroppo questo caso è stato rinviato talmente tante volte che molti di coloro che si sono mobilitati per l’annullamento della sua condanna non possono comprendere perché una donna e la sua bambina possano essere trattati così duramente. Questo sta diventando un caso palese di giustizia posticipata, che è giustizia negata. |
Amnina Lawal (photo © BBC)
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EOS
LO SPIRITO DELLA FORESTA

Colui che incatena a sé una gioia
Distrugge la vita alata
Ma colui che bacia la gioia in volo
Vive nell'alba dell' eternitÃ
William Blake