Su

.
Su fino alle stelle e giù fino agli abissi
e ancora su, sulle vette inviolate
ogni giorno mi commuovo perché so
che ci amiamo di un amore che genera luce
luce calda, raggiante, invincibile come
le idee di giustizia e i sentimenti di compassione.
I colori del mondo trasmutano nel cielo
rotolano chicchi di riso biancogorgheggianti,
gaio augurio di abbondanza, piccoli candidi
sorrisi della Terra e dell'Acqua e del Sole
non bisogna contarli, perché ci sono tutti,
brillano da lontano, occhieggiano nella penombra
segreti nascosti in minuscoli traslucenti gioielli .
h
Poesia di una madre in morte del figlio, soldato Americano in Iraq
"Quando vedo il sangue del mio amato figlio
scorrere sulla sabbia del deserto
prima che gli aiuti siano arrivati, ma troppo tardi.
Là lui rimase disteso per mezz'ora,
dopo che l'elicottero era stato abbattuto in Iraq,
dove, per ragioni di coscienza,
lui non aveva chiesto di essere.
Quando io vedo rosso, io vedo
una pozza che si allarga all'infinito
del prezioso sangue di Brian
e sono accecata da un dolore mai provato prima.
Lui mi chiama, Mamma!
Perchè hai permesso che io venissi fin qui?
Io, il cui cuore battè un ritmo rapido
contro le tue costole?
Perchè sei rimasta ferma a salutarmi?
Perchè non hai gridato "No,non andare"
e non mi hai tenuto fuori dal pericolo
come facevi quando ero piccolo?
Perchè sei rimasta ferma a guardarmi partire?
e ti sei gingillata mentre Bagdad veniva bombardata?
Hai forse pensato che qualche altro ragazzo
sarebbe morto, e non io?
Il mio futuro fu barattato per il petrolio
ora usato per corrompere gli alleati perduti
troppo onesti per un massacro avventato.
Dio non traccia alcuna linea nella sabbia.
Il mio sangue fu versato da uomini incuranti
colmi d'odio, che misero da parte l'UN,
i vecchi alleati, e faranno sì che il buono del mondo
precipiti verso una guerra penosa.
Tu piangi troppo tardi, cara Mamma!
Accendi una candela per il figlio o la figlia
il cui prezioso sangue e futuro
non è stato ancora versato.
Prega per la pace e la liberazione da
falsi leaders che combattono il terrore con il terrore,
fa' che la giustizia scivoli come le acque
e lavi via questa malvagità da tutte le terre!"
Dal blog di http://luckyluc.splinder.it/.
Luc ha trovato questa poesia in un sito Americano dedicato ai familiari dei soldati che combattono in Iraq:
Military Families Speak Out. www.mfso.org
DOMANI, 29 GIUGNO 2004, A BALLARO'
INTERVISTA AL DALAI LAMA
Martedì 29 Giugno su Rai 3, ore 21, nel corso della trasmissione Ballarò,
andrà in onda l'intervista a Sua Santità il Dalai Lama
a cura di Giovanni Floris.
Associazione Italia Tibet
Quo usque tandem abutere patientia nostra ...?
Ieri ho atteso l'informazione della RAI sui ballottaggi di rilevante importanza
politica in tutta l'Italia. "Frustra tempus contrivi", avrebbe detto Cicerone,
ho sprecato il mio tempo. Con crescente senso di frustrazione e di rabbia ho
constatato il vuoto, a parte qualche sprazzo inconcludente e incomprensibile.
Infine, "Primo piano": 20 minuti d'orologio, con Mannoni affannato tra
le proiezioni Nexus, Castagnetti e l'incredibile La Russa (Ignazio).
Scandalo e vergogna! "Shame to you, Rai"!
Chi ci deruba dell'informazione che ci spetta, in quanto cittadini e
in quanto abbonati (pagato canone)?
La censura è uno dei principali strumenti delle dittature per dominare i popoli
prigionieri.
Ma in Italia, nella nostra Italia, NON c'è una dittatura, NON c'è il rischio della
prigione o della tortura, può esserci un editto di Berlusconi dalla Bulgaria o
qualcosa di simile, non di più. Quale forza avrebbe Berlusconi senza il servilismo
imperante? E poi, via, coloro che gli obbediscono "perinde ac cadaver" non
morirebbero certo di fame. Penso ai componenti del cda RAI e simili.
Di Mediaset non è nemmeno il caso di parlare.
Quanto sopra era la risposta all'appello che segue?
L'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa preoccupata
dalla concentrazione del potere mediatico in Italia
[24/06/04 18:30:00] In una risoluzione adottata il 24 giugno, l’Assemblea
parlamentare del Consiglio d’Europa lancia un appello al Parlamento Italiano
affinché vengano introdotte leggi e prese misure regolamentari che mettano fine
all’ingerenza politica, in atto da tempo, nell’attività dei media e venga adottata una
legge che regoli il conflitto di interessi tra la proprietà e il controllo dell’azienda e
l’esercizio delle funzioni pubbliche.
Tuttavia, sullo stesso argomento, non è stata approvata una
raccomandazione ai governi europei.
Rapporto (versione inglese)
Risoluzione adottata (versione inglese)
24.06.2004 - L'Assemblea ha richiesto oggi al governo italiano
l'abrogazione della legge sul legittimo sospetto, conosciuta anche come
legge Cirami. Nel 2002, questa legge ha introdotto nel Codice di
procedura penale italiano la nozione di legittimo sospetto tra i motivi che
possono essere invocati per rinviare un caso da una giurisdizione a
un'altra.
L'Assemblea considera che la legge Cirami rallenta indebitamente alcuni
processi, favorisce la sfiducia sull'insieme della magistratura ed è
contraria al principio di uguaglianza di fronte alla legge. Seguendo le
proposte della relatrice, la tedesca liberale Sabine Leutheusser
Schnarrenberger, i parlamentari hanno invitato le autorità italiane ad
adottare una legislazione conforme ai principi dell'indipendenza del
potere giudiziario.
Risoluzione del Consiglio d’Europa 1388 (2004): la legge italiana sul legittimo sospetto
(Traduzione dal testo inglese di Marco Ottanelli)
1. L'Assemblea parlamentare ricorda l'importanza della gestione adeguata della giustizia, in conformità con la legge quadro della corte europea dei diritti dell'uomo, in un tempo ragionevole e dai giudici indipendenti e imparziali. Attribuisce la stessa importanza alla separazione dei poteri, che è una garanzia della democrazia.
2. È con attenzione particolare, quindi, che segue i cambiamenti fatti all'organizzazione dell'ordinamento giudiziario in uno stato membro del Consiglio d'Europa. Promulgazione nel mese di novembre del 2002 della legge italiana su sospetto legittimo, conosciuta come "la legge Cirami" dal relativo autore, è stata esaminata in questa prospettiva.
3. La legge di Cirami ha introdotto nel codice di procedura penale la nozione di legittimo sospetto come terreno per la richiesta del trasferimento di un caso da una corte all’altra. Il legittimo sospetto è fondato "su serie circostanze locali atte a disturbare il corso del procedimento". Non c’ è limite al numero di richieste per il trasferimento per i motivi di sospetto legittimo. È sufficiente sollevare ulteriori motivi che possono riferirsi a fatti già conosciuti, e che ancora non sono stati esaminati.
4. Semplicemente l’invocare il legittimo sospetto determina una sospensione degli atti, in attesa della decisione della corte della cassazione sul merito. Se la corte della cassazione trova che il sospetto legittimo è fondato, deve fare trasferire il caso ad un'altra corte, che deve riaprire ab initio di atti . Anche se la corte della cassazione trova che il sospetto legittimo è non fondato, se uno dei giudici è sostituito nel corso della processo, gli atti devono ripartire ab initio.
5. Le conseguenze dell'applicazione di questa legge sono le seguenti:
i. ritarda e rallenta il corso della giustizia, nonostante l'Italia sia stata condannata in parecchie occasioni dalla corte europea dei diritti dell'uomo a causa della lunghezza eccessiva dei processi;
II. elimina il caso delle mani del giudice "naturale" e virtualmente affida la scelta del giudice al difensore dell’imputato;
III. insidia la fiducia nei giudici come corpo, in quanto quando l'imparzialità di un giudice specifico è messa in dubbio, il legittimo sospetto appanna la buona reputazione della corte intera;
IV è ostile al principio di uguaglianza davanti alla legge, poichè soltanto quegli imputati in grado di permettersi il costo di azioni giudiziarie lunghe possono servirsi di essa.
6. Di conseguenza, con l’obiettivo di evitare le conseguenze della legge Cirami, l'Assemblea invita il governo italiano :
i. a riportare, quanto prima possibile, la legge interna in questione in linea con tali raccomandazioni di riferimento ed i principii che assicurano la certezza del ruolo della Legge e l'indipendenza dell'ordinamento giudiziario così come sono stati elaborati ed approvati dalle istituzioni del Consiglio d'Europa, compreso le raccomandazioni del comitato dei Ministri, delle risoluzioni dell'Assemblea parlamentare e della legge quadro della corte europea dei diritti dell'uomo;
II. ad abrogare la legge Cirami;
III. a rendere effettive le raccomandazioni del relatore speciale delle Nazioni Unite contenute nel documento E/CN.4/2003/65/Add.4, riguardo, inter alia, la riforma giudiziaria, i processi che riguardano il Primo Ministro ed i suoi soci, i giudizi trasmessi dalle corti e le attività politiche dei giudici.
a cura dello staff tecnico www.democrazialegalita.it - http://www.democrazialegalita.it/risoluzionecirami.htm
Un respiro di luce
..... Tom Benettollo:
“Un tempo si diceva: siate realisti, chiedete l'impossibile.
Oggi pare che l'utopia sia quella di chiedere ciò che è del tutto possibile.
E' possibile farla finita con la fame, le malattie, la povertà, l'ignoranza.
E' possibile fermare la guerra e progressivamente cacciarla dalla storia.
Ricordiamolo, il popolo della pace ha contribuito in modo determinante a
vincere senza violenza la Terza guerra mondiale-la Guerra Fredda.
Ma ora, come dicono, siamo dentro la Quarta.
La Bestia è fatta di guerra e terrorismo”
...................
«In questa notte scura, qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei “lampadieri”
che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all'indietro, appoggiata sulla
spalla, con il lume in cima. Così il lampadiere vede poco davanti a sé, ma consente
ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o per
narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita...».
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- ultimo congresso ACLI
- ultima parte di una lettera a un amico
September Eleventh Families For Peaceful Tomorrows
Our Mission
Peaceful Tomorrows is an advocacy organization founded by family members of September 11th victims who have united to turn our grief into action for peace. Our mission is to seek effective, nonviolent solutions to terrorism, and to acknowledge our common experience with all people similarly affected by violence throughout the world. By conscientiously exploring peaceful options in our search for justice, we hope to spare additional families the suffering we have experienced—as well as to break the cycle of violence and retaliation engendered by war. In doing so, we work to create a safer world for the present and future generations.
Peaceful Tomorrows è un'organizzazione di patrocinio fondata da familiari delle vittime del September 11th che si sono unite per trasformare il loro dolore in azioni per la pace. La nostra missione è cercare effettive, non violente soluzioni al terrorismo, e riconoscere l'esistenza della nostra esperienza comune con tutte le persone ugualmente colpite dalla violenza in tutto il mondo. Esplorando coscienziosamente le opzioni pacifiche nella nostra ricerca di giustizia, speriamo di risparmiare ad altre famiglie la sofferenza che noi abbiamo sperimentato - come pure di spezzare il ciclo della violenza e della ritorsione prodotto dalla guerra. Così facendo, noi lavoriamo per creazre un mondo più sicuro per le generazioni presenti e future.
Our Goals:
To promote a safe, open dialogue on alternatives to war.
To provide support and fellowship to others seeking peaceful and just responses to terrorism.
To educate and raise the consciousness of the public on issues surrounding war and peace.
To call attention to threats to civil liberties and other freedoms at home as a consequence of war.
To promote U.S. foreign policy that places a priority on principles of democracy and human rights.
To encourage a multilateral use of sensible and appropriate means to bring those responsible for the September 11th attacks to justice in accordance with the principles of international law.
To recognize our fellowship with people of all nationalities afflicted by violence and war, and to extend to them the same compassion that we received from people around the world.
To demand a full, fair and open investigation into the September 11th attacks that took the lives of our loved ones.
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26 giugno 2004
Giornata internazionale dedicata alle vittime della tortura
AMNESTY INTERNATIONAL
La tortura è endemica nella maggior parte del mondo.
Crudeltà fisiche e mentali - minacce, percosse, violenze sessuali, comminazione di dolori strazianti in ogni modo - rimane diffusa nel 21° secolo. La tortura è violenza non solo contro il corpo ma anche contro l'interiorità della persona. Mentre la tortura si ritrova dovunque, le persone in detenzione sono più a rischio.
Venti anni fa, le Nazioni Unite hanno adottato la Convenzione contro la Tortura - un'importante azione per eliminare la tortura e altri crudeli, disumani o degradanti trattamenti o punizioni. In ogni caso, la tortura prospera sempre quando non può essere vista.
Il Protocollo Opzionale per la Convenzione, adottato nel 2002, mira a passi concreti per prevenire la tortura nelle stazioni di polizia, nelle prigioni e in altri posti in cui le persone vengono private della loro libertà. Tutti gli stati che ratificano il Protocollo Opzionale si impegnano a permettere ispezioni regolari e senza preavviso da parte di monitor internazionali.
(Gli stati) si impegnano anche a istituire enti nazionali per eseguire ispezioni nei propri territori. Amnesty International ritiene che questo ridurrebbe significativamente i casi di tortura in tutto il mondo. L'esperienza dimostra che le visite ai posti di detenzione sono tra i mezzi più efficaci per prevenire la tortura e migliorare le condizioni.
Take action!
Amnesty International sta invitando tutti i paesi a supportare il Protocollo Opzionale. Per favore, scrivete a uno dei governi sotto elencati (il vostro stesso, se è nella lista) chiedendo che si impegni a prevenire ed eradicare la tortura firmando e ratificando il Protocollo Opzionale per la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura, immediatamente.
| Austria Croatia Czech Republic Denmark Ghana |
Italy Mongolia Netherlands New Zealand Romania |
Russian Federation South Africa Sri Lanka Sweden |
Il 26 giugno è la Giornata internazionale dedicata alle vittime della tortura. Da anni, Amnesty International celebra questa ricorrenza dando voce alle donne e agli uomini che hanno vissuto sulla propria pelle l'esperienza della tortura, ricordando l'enorme diffusione di questa pratica (presente in 132 paesi, secondo il Rapporto Annuale 2004 di Amnesty) e premendo sulle autorità di singoli Stati e sulle organizzazioni internazionali affinché siano adottate leggi e convenzioni per la sua messa al bando.
Il tema, quest'anno, è più che mai al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica. La terribili immagini scattate nel carcere iracheno di Abu Ghraib e le parole di unanime condanna nei confronti della tortura impongono che il 26 giugno 2004 sia una giornata di fatti concreti. ...
Il 26 giugno, nella storica piazza romana di Campo de' Fiori dalle ore 18 alle 21,
la Sezione Italiana di Amnesty International chiede a tutti coloro
che hanno detto NO alla tortura di dirlo ancora, forte e in forma pubblica.
Dal 2000 la Sezione Italiana di Amnesty International è impegnata in una campagna che ha l’obiettivo di adeguare la legislazione italiana in tema di diritti umani agli obblighi che il diritto internazionale impone al nostro paese. La previsione di un reato autonomo e specifico di tortura nell’ordinamento interno è uno di essi.
Nonostante l’impegno di oltre cento tra senatori e deputati e la disponibilità di numerosi interlocutori sia di governo che parlamentari, la nostra campagna non ha fatto sinora significativi passi avanti. Per questo motivo Amnesty International e “Zapping” hanno recentemente consegnato al presidente della Camera dei deputati Casini oltre 20.000 firme a sostegno della richiesta di introdurre urgentemente il reato di tortura nel codice penale italiano.
La Sezione Italiana di Amnesty International chiede ora che entro il 26 giugno il Parlamento approvi, dopo oltre quindici anni di ritardi e di indugi, una legge che introduca il reato di tortura e lo punisca con pene adeguate alla sua gravità. Questa legge è attesa dal 1988, anno in cui l'Italia ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Inoltre, chiede al Governo la presentazione di un disegno di legge per la ratifica del Protocollo Opzionale alla Convenzione, che istituisce un sistema di ispezioni nei centri di detenzione.
UN FATTO CONCRETO: FIRMARE L'APPELLO DI AMNESTY INTERNATIONAL
Egregio Presidente Berlusconi, Egregi Ministri Frattini e Castelli,
sento il dovere di scriverVi in vista del 26 giugno, Giornata internazionale delle vittime di tortura, per chiedere al Governo italiano di riferire sulle iniziative intraprese per prevenire e punire la tortura.
In particolare, ritengo opportuno che entro tale data simbolica il Governo presenti un disegno di legge di ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, firmato il 20 agosto dello scorso anno, e sostenga pubblicamente l’urgenza di introdurre il reato di tortura nel codice penale italiano, quale atto di civiltà e obbligo giuridico in base al diritto internazionale.
Di fronte alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, il 20 maggio, il Presidente Berlusconi ha condannato la pratica della tortura, sottolineando la necessità di rispettare le convenzioni internazionali e di giudicare prontamente chi le viola.
Affinché tutto questo avvenga, è necessario che anche l’Italia ratifichi i trattati internazionali e soprattutto adegui a essi la legislazione nazionale. La tutela dei diritti umani non può aspettare ulteriormente e deve essere un tema centrale nell’azione del Governo e del Parlamento.
Rimango in attesa di un Vostro cortese riscontro alla mia richiesta di iniziative concrete per prevenire e contrastare la tortura, in Italia e nel mondo.
la legalizzazione della tortura (2)
(Le tecniche di interrogatorio approvate dal Defense Secretary Donald Rumsfeld per la prigione militare di Guantanamo Bay, Cuba, e quelle che sono usate attualmente. Egli ha annullato la lista nel Gennaio 2003 e ne ha emanato una versione più ristretta.)
L'editoriale del Washington Post, (9 Giugno 2004),
espone i principi etici della democrazia Americana,
violati dall'amministrazione Bush.
Legalizing Torture
Wednesday, June 9, 2004; Page A20
L’amministrazione BUSH assicura il paese, e il mondo, che ci si sta conformando alle leggi degli U. S. e a quelle internazionali che proibiscono la tortura e i maltrattamenti dei prigionieri. Ma, rompendo una consuetudine di franchezza che dura da decenni, ha classificato … come segreto e ha rifiutato di rivelare le tecniche di interrogatorio che si stanno usando sui detenuti stranieri nelle prigioni U.S. a Guantanamo Bay e in Afghanistan e In Iraq. Questo è motivo di grande preoccupazione perché l’uso di alcuni metodi, che sono stati riportati dalla stampa, sono considerati illegali sia da esperti indipendenti che da esperti legali del Pentagono. L’amministrazione ha risposto che gli avvocati civili hanno certificato che i metodi sono appropriati – ma ha rifiutato di rivelare, o addirittura di fornire al Congresso, le opinioni giustificative e i memorandum.
Questa settimana, grazie anche a una stampa indipendente, abbiamo cominciato ad apprendere la verità profondamente sconvolgente sulle opinioni legali che il Pentagono e il Dipartimento di Giustizia richiedono per mantenere il segreto. Secondo testi (documenti) fatti trapelare da vari giornali, loro espongono una shoccante e immorale serie di giustificazioni della tortura. In un documento preparato lo scorso anno sotto la direzione del chief counsel del Dipartimento della Difesa, e rivelato per primo dal Wall Street Journal, è stato dichiarato che il presidente degli Stati Uniti ha la facoltà di non osservare la legge internazionale e degli Stati Uniti, e di ordinare la tortura di prigionieri stranieri. Per giunta, coloro che conducono gli interrogatori seguendo gli ordini del presidente sono stati dichiarati immuni da punizioni. La tortura stessa è stata ridefinita attentamente, così che le tecniche che infliggono dolore e sofferenza mentale potrebbero essere ritenute legali. Tutto questo è stato fatto come introduzione all’indicazione di 24 metodi di interrogatorio per prigionieri stranieri – le stesse tecniche ora in uso, che il Presidente Bush definisce umane ma rifiuta di rivelare.
Non c’è giustificazione, legale o morale, per i pareri forniti dagli incaricati legali di Mr. Bush ai dipartimenti della Giustizia e della Difesa. La loro è la logica dei regimi criminali, delle dittature in tutto il mondo che ammettono la tortura per motivi di “sicurezza nazionale”. Per decenni il governo degli Stati Uniti ha condotto campagne diplomatiche contro tali governi fuorilegge – dalle giunte militari in Argentina e in Cile alle attuali autocrazie in paesi Islamici come l’Algeria e l’Uzbekistan – che sostengono che la tortura è giustificata quando viene usata per combattere il terrorismo. La notizia secondo cui funzionari che servono gli Stati Uniti hanno sottoscritto principi una volta accampati da Augusto Pinochet disonora la democrazia Americana – anche se fosse vero, come sostiene l’amministrazione, che le sue teorie non sono state messe in pratica. Almeno sulla carta, i ragionamenti dell’amministrazione procureranno una scusa pronta per i dittatori, specialmente quelli alleati degli Stati Uniti, per continuare a torturare e uccidere i detenuti.
Forse i legali del presidente non sono interessati all’impatto globale delle loro politiche – ma dovrebbero essere preoccupati riguardo al trattamento di militari e civili Americani in paesi stranieri. Prima che l’amministrazione Bush entrasse in carica, le procedure degli interrogatori dell’Esercito – che non erano riservate – stabilivano questo semplice e sensibile test: Non doveva essere usata nessuna tecnica che, se applicata da un nemico contro un Americano, sarebbe stata considerata come una violazione delle leggi degli Stati Uniti o delle leggi internazionali. Ora immaginate che un governo ostile dovesse forzare un Americano a prendere droghe o a sopportare un severo stress mentale che sia appena insufficiente a provocare un danno irreversibile; o un dolore un po’ più leggero di quello di “collasso, danneggiamento di funzioni fisiche, o addirittura morte.” Che cosa (si penserebbe) se l’interrogatore straniero di un Americano “sapesse che un forte dolore sarebbe conseguenza delle sue azioni” ma procedesse perché causare tale dolore non era il suo obiettivo principale? Che cosa (si penserebbe) se un leader straniero dovesse decidere che la tortura di un Americano è necessaria per proteggere la sicurezza del suo paese? Gli Americani considererebbero questo legale, o moralmente accettabile? Secondo l’amministrazione Bush, dovrebbero.
http://www.washingtonpost.com/
Dalle prime rivelazioni, 7 - 8 Giugno 2004 a oggi, i
maggiori giornali Americani hanno continuato a
pubblicare documenti e opinioni e lettere sul problema
della tortura.
Mi propongo di seguire la stampa indipendente degli
Stati Uniti per affrontare uno dei più terribili, il più
terribile forse, dei comportamenti umani.
Oggi, 23 Giugno 2004, la sconfessione:
Memo on Interrogation Tactics Is Disavowed
Justice Document Had Said Torture May Be Defensible
By Mike Allen and Susan Schmidt
Washington Post Staff Writers
Wednesday, June 23, 2004; Page A01
Ieri, 22 Giugno 2004, l'elenco dei documenti della
Casa Bianca sul trattamento dei detenuti:
White House Documents on Detainee Treatment
FindLaw
Tuesday, June 22, 2004; 11:11 PM
• Assistant Attorney General Jay S. Bybee letter to White House counsel, Aug. 1, 2002: Interrogation and Torture
http://www.washingtonpost.com/
Nel Parlamento Italiano, nel corso dei lavori per
dichiarare la tortura "reato" e, come tale, inserirla nel
codice penale, la Lega ha presentato un emendamento che
sostanzialmente la legittimerebbe, anche se limitatamente
a una volta soltanto.
La maggioranza del governo Berlusconi ha approvato.
La determinazione dell'opposizione ha fatto rinviare tutto
alla commissione competente. Non so come sia andata a
finire. Cercherò di informarmi. h
Post precedente:
mercoledì 16 Giugno 2004
Intorno alla legalizzazione della tortura (1)
Una buona notizia, per addormentarsi cullando una speranza.

Peace with dignity in Jammu & Kashmir soon: Mufti
[ SUNDAY, JUNE 20, 2004 07:09:01 PM ]

Pakistan expressed hope on Monday for a peace process with India, where a new government has taken power, but said there was still a need to build trust with its long-time rival. ...
Domenica 20 Giugno 2004
World Refugee Day
Voluntary repatriation is the preferred solution for refugees, as these Angolan returnees in Cazombo can testify. © UNHCR/N.Behring-Chisholm
Un posto da chiamare casa:
Ricostruire vite
in sicurezza e dignità
World Refugee Day 2003
Refugee Youth: Building the future. "I giorni della nostra gioventù sono i giorni della nostra gloria". Così scrisse il poeta George Byron. Ma tragicamente, per 20 milioni di giovani in tutto il mondo, lungi dall'essere giorni di gloria, sono spesso giorni pieni di miseria senza speranza, indicibile crudeltà e sfruttamento senza cuore.
World Refugee Day 2002
|
What is the UNHCR's ultimate goal? It is, to quote the longest-serving High Commissioner, Prince Sadruddin Aga Khan, "To go out of business". In other words, it is to work for the day when the word "refugees" can be erased from the world's dictionaries because the violence that creates them has also been erased. World Refugee Day 2001
|
Fereydun Rassouli, Cosmic Freedom
L'avvocata della libertà
Shirin Ebadi, Premio Nobel per la Pace del 2003, in Italia per un ciclo di conferenza parla dei diritti umani, dell’Islam e delle donne.
Sempre con dolcezza e determinazione
18 giugno 2004 - “La pace va protetta come una reliquia sacra. La democrazia non è un evento inatteso e improvviso, qualcosa che arriva di notte e che il mattino dopo è realizzato. Non è un regalo che qualcuno fa a un popolo, ma è un processo politico che percorre la sua strada. Piano. E’giusto e, prima o poi, arriverà a buon fine. Io credo che la democrazia sia come un fiore. Va innaffiato e curato ogni giorno. A un fiore non puoi dare un litro d’acqua un giorno e poi dimenticarlo per un mese. Quindi anche quelli che hanno raggiunto la democrazia devono vigilare, stare attenti e non abbassare mai la guardia”.
Shirin Ebadi è una donna minuta, ma la sua voce rimbomba forte come il tuono tra le volte della chiesa di S.Lucia, chiesa seicentesca sconsacrata e adibita ad Aula Magna dell’Università degli Studi di Bologna. Ha una facciata incompiuta e sembra lo sfondo ideale per una conferenza che il Premio Nobel per la Pace del 2003, la Ebadi appunto, tiene il 16 giugno 2004 sul rispetto dei diritti umani, che dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, dettano i tempi della politica internazionale, ma senza arrivare mai o quasi mai a influenzarla.
I manifesti che tappezzano tutta la città di Bologna la presentano come avvocata iraniana, ma la Ebadi è molto di più: è un simbolo. Una donna, innanzitutto musulmana. Si presenta senza velo a parlare di tolleranza in un ex-luogo di culto per i cristiani e lo fa senza indulgere in ipocrisie. Quando comincia a parlare, davanti alla platea gremita da 1.500 persone, pare emozionata, ma non dura molto: non si diventa il primo giudice donna della storia dell’Iran se non si ha una forza particolare dentro. Quando finiscono i convenevoli e le frasi di rito, con l’introduzione del magnifico rettore e dell’associazione di studenti che ha organizzato l’incontro, il Premio Nobel parte come un treno e ne ha per tutti.
“Viviamo in un mondo sempre più povero”, dice la Ebadi in un silenzio riverente, “afflitto da guerre e da malattie. L’estrema povertà è il vero segnale della costante violazione dei diritti umani: cibo, salute, casa e istruzione sono diritti fondamentali dell’umanità tanto quanto la libertà di parola, il diritto ad un processo equo e alla libertà di movimento. Di fronte all’estrema povertà però, resta solo la teoria. La povertà si può evitare e solo così verranno rispettati i diritti umani. Senza la riforma in senso democratico degli organismi competenti come il WTO, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Fondo Monetario, Banca Mondiale e così via, non cambierà niente”.
Sembra di vederla questa piccola grande donna quando, da uno scranno di Teheran, emetteva le sue sentenze. Parla accompagnando le parole con la mano, quasi a volerle sottolineare e fissa la traduttrice in una sorta d’impossibile controllo della veridicità di quello che la donna racconta a noi.
“Il rispetto dei diritti umani non dipende da un tipo di cultura o di religione”, continua l’avvocata, “tutti i popoli aspirano a godere di determinate libertà. La violenza, la tortura, le umiliazioni offendono in egual misura tutte le persone. Chi sostiene il contrario, con la scusa dell’appartenenza a un gruppo religioso o etnico da tutelare, mente. Come mente chi cerca di soddisfare i propri interessi tra le fiamme della guerra, spacciandola per una forma di difesa dei diritti umani. I diritti non si sganciano sulla testa delle persone sotto forma di bombe”.
Dopo l’inevitabile riferimento alla barbarie della guerra la Ebadi, donna che si è affermata in un Paese islamico, arriva ai temi che le sono più cari: quelli del diritto e in special modo i diritti delle donne. Comincia sgombrando il campo da pregiudizi religiosi dicendo che: “l’Islam non è una religione di terrorismo e violenza e non è incompatibile con la democrazia. Chi sostiene il contrario lo fa o per scatenare uno scontro tra civiltà oppure perché si approfitta della religione, si appropria di un messaggio che in fin dei conti non gli appartiene. In Bosnia nessuno ha addebitato il massacro dei fratelli musulmani ai cristiani e nessuno ha addebitato la strage quotidiana di palestinesi alla religione ebraica. Separare gli errori umani dalle religioni è un dovere della civiltà. Si può parlare di civiltà solo quando sono rispettati i due pilastri che la sostengono: democrazia e giustizia”.
Il tempo passa e, tra tutti i problemi di cui parla la Ebadi, si avverte la mancanza del piatto forte di giornata. L’Iran. Immancabile arriva la domanda dal pubblico e l’avvocata non si tira indietro. “Le leggi che abbiamo nel nostro Paese non fanno onore alla cultura millenaria del mio popolo. Il 63 per cento degli studenti universitari in Iran sono donne, ma questo ruolo non ci viene riconosciuto nella giusta misura –continua il Premio Nobel- penso alla poligamia legale, all’affidamento dei minori, alla testimonianza femminile che vale la metà di quella maschile e così via. Nel mio Paese molti sostengono che è così che vuole l’Islam. Io lavoro per dimostrare il contrario e, con fatica, qualche risultato lo abbiamo ottenuto. Molti studenti e molti docenti universitari sono in carcere per queste battaglie, ma non ci fermiamo”.
Shirin Ebadi però ci tiene a sottolineare che il problema non è la religione, ma quella che lei chiama cultura patriarcale, spiegando che “è presente in ogni aspetto della vita, quindi anche nella religione che non è il problema, ma la conseguenza di questa cultura di origine tribale. La si trova nelle scienze, nella politica, nella medicina. Ovunque. Dobbiamo fare autocritica però. Ogni uomo prepotente è stato cresciuto da una donna. La cultura patriarcale è come l’emofilia: alcune donne ne sono portatrici sane e lo trasmettono ai figli”.
La platea è emozionata e affascinata da questa piccola grande donna capace di comunicare un’energia fortissima. Gli applausi sono sempre più forti, ma è ora di andare. A Ravenna c’è un’altra platea pronta a sentire le sue parole dure e profonde. Saluta tutti dicendo: “Auguro a tutti voi e a tutto il mondo di godere della democrazia”.
Magari ci vorrà un po’ perché questo accada, ma per lo meno sappiamo che in caso di problemi possiamo contare su un buon avvocato.
Christian Elia - http://www.peacereporter.net/it
EUROPA E BERLUSCONI
L'anomalia italiana in una nuova risoluzione
di redazione
Di nuovo il caso Italia a Strasburgo. Di nuovo il caso dell'anomalia di Berlusconi. Si tratta di un progetto di risoluzione datato 3 giugno 2004 il cui relatore è l'On. Paschal Mooney, irlandese e appartenente al gruppo dei liberal democratici.
Monopolizzazione dei mezzi di comunicazione elettronici e possibile abuso
di potere in Italia
Doc.10195
3 giugno 2004
Relazione
Commissione cultura, scienza e educazione
Relatore : On. Paschal Mooney, Irlanda, LDR
(…)
I. Progetto di risoluzione
1. L’Italia è un membro fondatore del Consiglio d’Europa e convinto assertore dei suoi ideali. L’Assemblea è pertanto preoccupata per la concentrazione di potere politico, economico e mediatico nelle mani di una sola persona, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
2. L’Assemblea parlamentare non può accettare che si minimizzi questa anomalia col pretesto che essa sollevi solo un problema potenziale. Una democrazia viene giudicata non solo sulla base dei suoi comportamenti quotidiani, ma sui principi che il paese afferma dinanzi ai suoi cittadini e a livello internazionale. L’Assemblea ricorda che, secondo l’Articolo 10 della Convenzione Europea sui Diritti Umani e secondo la giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, gli Stati hanno il dovere di
proteggere e, se necessario, prendere provvedimenti positivi per tutelare e promuovere il pluralismo dei mezzi di comunicazione.
3. L’Assemblea deplora il fatto che i diversi governi italiani che si sono succeduti dal 1994 non siano riusciti a risolvere il problema del conflitto di interessi e che non sia ancora stata approvata una legislazione adeguata dall’attuale Parlamento. L’Assemblea non ritiene che il principio guida del progetto di legge Frattini attualmente in esame – che prevede che solo i manager, e non i proprietari, possano essere
ritenuti responsabili – fornisca una esauriente e reale soluzione al problema del conflitto di interessi che riguarda il Presidente Berlusconi.
4. Attraverso Mediaset, principale gruppo privato italiano nel settore radiotelevisivo e delle comunicazioni e uno dei più grandi nel mondo, Berlusconi possiede circa la metà della emittenza sul territorio nazionale. La sua posizione come Capo del Governo gli permette anche di influenzare indirettamente l’ente radiotelevisivo pubblico, la RAI, che è il maggior concorrente di Mediaset. Poiché la RAI e Mediaset insieme controllano circa il 90% dell’audience televisiva e oltre tre quarti delle risorse nel settore, Berlusconi esercita un controllo senza precedenti sul mezzo di comunicazione più potente in Italia.
5. Questo “duopolio” nel mercato televisivo è di per sé un’anomalia dal punto di vista dell’anti-trust. Finora si è fatto in modo da mantenere lo status quo, nonostante le leggi sul pluralismo dei mezzi di comunicazione siano state dichiarate due volte incostituzionali e le autorità competenti abbiano attestato la posizione dominante della Rai e dei tre canali televisivi commerciali Mediaset. Un esempio di questa
situazione è dato da un recente decreto del Presidente del Consiglio, approvato dal Parlamento, che ha permesso al terzo canale della Rai e a Retequattro, canale Mediaset, di continuare la loro attività, violando i vigenti limiti anti-trust, fino all’approvazione di una nuova normativa. La distorsione della concorrenza nel settore dei media è inoltre aggravata dal fatto che la società pubblicitaria di Mediaset, Publitalia ’80, occupa una posizione dominante nell’ambito del mercato della pubblicità televisiva.
6. L’Assemblea ritiene che la "Legge Gasparri" sulla riforma del sistema radiotelevisivo, approvata di recente, potrebbe non garantire effettivamente un maggior pluralismo attraverso la semplice moltiplicazione dei canali televisivi conseguente alla digitalizzazione. Allo stesso tempo permette palesemente a Mediaset di espandersi ulteriormente poiché lascia la possibilità agli operatori del mercato di avere il monopolio in un dato settore senza mai raggiungere il limite anti-trust nel complessivo Sistema Integrato delle Comunicazioni (SIC). L’Assemblea rileva che a causa di queste preoccupazioni, la precedente versione della legge è stata rinviata alle Camere dal Presidente della Repubblica.
7. L’Assemblea è particolarmente preoccupata per la situazione della RAI, contraria ai principi di indipendenza esposti nella Raccomandazione dell’Assemblea 1641 (2004) sul servizio radiotelevisivo pubblico. La RAI è sempre stata uno specchio del sistema politico del paese e il pluralismo interno, che si esprimeva un tempo attraverso una rappresentanza proporzionale delle ideologie politiche dominanti, ha lasciato spazio alla logica per cui “chi vince prende tutto” dell’attuale assetto politico.
L’Assemblea rileva con preoccupazione le dimissioni del Presidente della RAI e di uno dei giornalisti più noti del paese per protesta contro la mancanza di un’equilibrata rappresentanza delle forze politiche nel Consiglio d’Amministrazione e contro l’influenza politica esercitata sulla programmazione della RAI.
8. Mentre i media della carta stampata in Italia hanno tradizionalmente dato prova di un maggior pluralismo ed equilibrio politico rispetto al settore televisivo, la maggior parte degli italiani si tiene informata attraverso la televisione. L’alto costo della pubblicità sui quotidiani rispetto alla pubblicità televisiva sta avendo un effetto
dannoso sui mezzi di comunicazione a stampa in Italia. Comunque, l’Assemblea desidera segnalare la sua approvazione di provvedimenti del Governo in favore dei quotidiani di tiratura media e piccola e di ulteriori provvedimenti per incrementare la lettura dei quotidiani.
9. L’Assemblea è estremamente preoccupata che l’immagine negativa che l’Italia sta dando a livello internazionale a causa del conflitto d’interessi riguardante Berlusconi potrebbe ostacolare gli sforzi del Consiglio d’Europa nel promuovere mezzi di comunicazione indipendenti e imparziali nelle giovani democrazie. Ritiene che l’Italia, essendo uno degli Stati che contribuiscono maggiormente al funzionamento dell’organizzazione, abbia una responsabilità particolare al riguardo.
10. L’Assemblea fa rilevare che parecchi organi internazionali, come il Rappresentante dell’OSCE per la libertà dei mezzi di comunicazione e, più recentemente, il Parlamento Europeo, hanno espresso simili preoccupazioni. Accoglie positivamente i provvedimenti atti a tutelare il pluralismo dei mezzi di comunicazione proposti nella Risoluzione del 22 aprile 2004 del Parlamento Europeo sui “rischi di violazione, nell’Unione Europea e specialmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione (Articolo 11(2) della Carta dei Diritti Fondamentali)”, provvedimenti che
prevedono che la tutela del pluralismo dei mezzi di comunicazione dovrebbe diventare una priorità della legislazione dell’Unione Europea in materia di concorrenza.
11. L’Assemblea pertanto invita le autorità italiane a:
I. occuparsi urgentemente e in modo convincente del conflitto di interessi, vale a dire assicurandosi che anche i proprietari di aziende si assumano le loro responsabilità;
II. assicurarsi che la legislazione e altre misure normative mettano fine alla tradizionale ingerenza politica nei mezzi di comunicazione, tenendo conto in particolare della Dichiarazione del Comitato dei Ministri sulla libertà del dibattito politico nell’ambito dei mezzi di comunicazione, approvata il 12 febbraio 2004;
III. adottare provvedimenti normativi specifici volti non solo a promuovere il pluralismo in generale, ma a interrompere urgentemente l’attuale duopolio RAI-Mediaset e a favorire i mezzi di comunicazione a stampa, in conformità con le linee della Raccomandazione R (99) 1 del Comitato dei Ministri sui provvedimenti atti a promuovere il pluralismo dei mezzi di comunicazione;
IV. prendere in considerazione misure specifiche per assicurare che la convergenza dei mezzi di comunicazione e la digitalizzazione garantiscano il pluralismo dei contenuti;
V. promuovere misure idonee affinché il funzionamento della RAI sia conforme: alla Raccomandazione dell’Assemblea 1641 (2004) sul servizio pubblico radio-televisivo; alla dichiarazione della IV Conferenza Ministeriale Europea di Praga sulla politica dei mass-media; alle due Raccomandazioni del Comitato dei Ministri, la R (96) 10 sulla garanzia dell’indipendenza del servizio pubblico radio-televisivo e la R (2003) 9 sulle misure atte a promuovere il contributo sociale e democratico della teletrasmissione digitale;
VI. dare un esempio internazionale positivo proponendo e favorendo le iniziative nell’ambito del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea volte a promuovere un maggior pluralismo dei mezzi di comunicazione a livello europeo.
12. L’Assemblea chiede alla Commissione di Venezia di fornire un’analisi di esperti sulla legge Gasparri e sulla proposta di legge Frattini.
II. Progetto di Raccomandazione
L’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, in riferimento alla sua Risoluzione N°… (2004) sulla monopolizzazione dei mezzi di comunicazione e sul possibile abuso di potere in Italia, raccomanda al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa di:
I. attuare un idoneo monitoraggio sulla situazione dei mezzi di comunicazione in Italia per affiancare le autorità italiane nei loro sforzi atti a garantire conformità ai principi e agli standard europei;
II. dare disposizioni agli organi competenti affinché:
a. conducano uno studio generale sulle concentrazioni dei mezzi di comunicazione in Europa e valutino provvedimenti appropriati, al di là di quelli già presenti nella Raccomandazione del Comitato dei Ministri R (99) 1 sulle misure volte a promuovere il pluralismo dei mezzi di comunicazione;
b. lavorino in stretta collaborazione con l’Unione Europea per garantire che idonei provvedimenti a livello europeo rafforzino il pluralismo dei mezzi di comunicazione;
c. prendano in considerazione l’approvazione di una specifica raccomandazione sul conflitto di interessi nel settore dei mezzi di comunicazione. - http://www.articolo21.com/index.php
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